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Abside della chiesa di San Nicolò

La chiesa di San Nicolò - fondata secondo la tradizione nel 1103, fu parrocchia e priorato benedettino.

La chiesa di San Nicolò - fondata secondo la tradizione nel 1103, e comunque documentata nel XII secolo, fu parrocchia e priorato benedettino. Quando i monaci abbandonarono la chiesa, San Nicolò fu affidata a diversi commendatari, l’ultimo dei quali fu il priore Marco Pasqualetti, che riedificò completamente l’edificio, in pessimo stato, e la torre campanaria, crollata, secondo Guarini, fin dal 1380. I lavori furono portati a compimento nel 1475, quando Pasqualetti cedette il priorato di San Nicolò a Ercole I d’Este, che introdusse nel monastero i frati agostiniani di San Girolamo da Fiesole. Nel 1498 il duca intraprese opere di ampliamento della chiesa - che comportarono la costruzione di una nuova abside e del transetto - e del monastero. I lavori erano conclusi nel 1500, sebbene i pagamenti ai maestri convolti proseguissero nell’anno successivo.
Ad ascrivere per primo l’abside a Biagio Rossetti è stato Giorgio Padovani nel 1953. Sebbene non supportata dai documenti, l’attribuzione sembra confermata dai caratteri dell’architettura: il volume nitido, il disegno preciso delle arcate, la semplicità dell’ordine, estremamente slanciato, il profilo del cornicione molto sporgente sono in sintonia con il linguaggio rossettiano.
Il rifacimento dell’abside di San Nicolò va inserito nell’ambito di un’ampia campagna di rivisitazione dello spazio liturgico ferrarese, avviata da Ercole d’Este nel 1494. Le absidi di San Domenico, San Nicolò, Santa Maria degli Angeli, Sant’Andrea, Santa Maria dei Servi, Santa Maria della Rosa e del duomo vennero demolite e ricostruite in forma maggiore; furono abbattuti i tramezzi che separavano lo spazio riservato al clero da quello destinato ai fedeli, mentre gli stalli del coro che si trovavano davanti all’altare vennero arretrati nella curva delle nuove absidi, adattando, se possibile, i vecchi arredi, in caso contrario commissionandone di nuovi. La navata veniva così liberata e l’altare risultava ben visibile a tutti. È probabile che il riferimento per tali interventi fosse San Pietro a Roma, dove, alla metà del secolo, Bernardo Rossellino aveva costruito, su commissione di papa Nicolò V, una nuova abside di dimensioni assai maggiori rispetto a quella costantiniana, per ospitare il trono papale e gli stalli della curia pontificia.
A San Nicolò l’intervento comprendeva anche la costruzione del transetto, probabilmente assente nella chiesa precedente, la quale terminava con tre cappelle. La nuova abside risulta estremamente sproporzionata rispetto al volume dell’edificio ed è probabile che costituisse il primo passo di un progetto di totale rifacimento della chiesa, poi abbandonato.
Avviata nel 1498 - contemporaneamente all’abside del duomo, che è opera certa di Biagio Rossetti - la cappella maggiore di San Nicolò ne riprende i caratteri, pur nella semplificazione apportata, giustificata dalla minor importanza dell’edificio rispetto alla cattedrale. L’attribuzione all’architetto ferrarese risulta dunque verosimile, nonostante le cronache affermino che l’intervento fosse designato per il signor duca. È probabile che con il termine designare si intenda la volontà realizzativa piuttosto che il progetto, anche se Ercole I ha probabilmente dettato le linee di massima cui attenersi.(Maria Teresa Sambin de Norcen)
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