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Piazza Nova (oggi Piazza Ariostea)

Situata lungo il decumano dell'Addizione (l'antica via dei Prioni, oggi corso Porta Mare), la “Piazza Nova” fu concepita come uno spazio dalle dimensioni sorprendenti

L'attuale denominazione della piazza risale al 1833, quando la municipalità decise di onorare il terzo centenario della morte di Ludovico Ariosto facendo erigere su una colonna preesistente la statua del poeta reggiano, “gloria di Ferrara, d'Italia e d'Europa”, realizzata dai fratelli Francesco e Mansueto Vidoni su disegno di Francesco Saraceni; l'imponente effigie si deteriorò rapidamente dopo pochi decenni, tanto da essere sostituita con il modello ancor oggi visibile, restaurato e perfezionato nel 1881 dallo scultore ferrarese Ambrogio Zuffi.
Al principio degli anni trenta del Novecento e su impulso del ferrarese Italo Balbo (eminente figura del governo Mussolini) furono avviati i lavori di sterro che consentirono l'abbassamento del piano stradale secondo la conformazione di uno stadium naturale, con ampi gradoni erbati, adatto ad ospitare manifestazioni agonali dal forte impatto socioculturale e propagandistico: in primis le corse equestri del palio, qui disputate per la prima volta nel 1933 (in occasione delle celebrazioni del quarto centenario ariostesco) al fine di riprendere la tradizione di uno dei più importanti eventi ludico-popolari in voga durante la signoria estense.
Proprio ad un esponente di Casa d'Este, il duca Ercole I (1431-1505), si deve far risalire la preminenza politica, urbana ed ideologica di questa piazza come luogo di rappresentanza destinato ad ospitare (oltre al nuovo mercato cittadino) gli spectacula della magnificenza ducale e uno dei più colossali monumenti equestri dell'Italia rinascimentale, innalzato “at onore et gloria” del principe promotore del grandioso ampliamento urbano della città: la famosa Addizione Erculea o “Terra Nova”.














Situata lungo il decumano dell'Addizione (l'antica via dei Prioni, oggi corso Porta Mare), la “Piazza Nova” fu concepita come uno spazio dalle dimensioni sorprendenti, inconsuete per Ferrara e nemmeno paragonabili alla superficie della vecchia piazza comunale a ridosso del fianco meridionale del Duomo: già i documenti del 1493-1494 attestano la presenza di un invaso rettangolare con i lati maggiori di lunghezza doppia di quelli minori (200 x 100 circa), secondo la forma prescritta da Leon Battista Alberti come la più auspicabile per un foro all'antica.
L'area, con ogni probabilità, avrebbe dovuto essere circoscritta interamente da porticati, come indurrebbero a pensare le due lunghe logge impostate su arcate in laterizio costruite nel 1494 da Biagio Rossetti e Alessandro Biondi, dalla incerta localizzazione e oggi scomparse. Attualmente sono due i lati ancora occupati in parte da loggiati, appartenenti alle dimore fatte edificare da alcuni autorevoli personaggi della corte di Ercole I d'Este: il palazzo di Carlo e Camillo Strozzi, sul lato occidentale, di Giovanni Ronchegalli e di Giovanni Stancari su quello meridionale, le cui facciate furono unificate su di un unico portico colonnato lungo 84 metri (oggi palazzo Rondinelli). L'intaglio delle paraste angolari, delle colonne e dei raffinati capitelli si deve principalmente al lapicida mantovano Gabriele Frisoni (legato a Rossetti da precedenti collaborazioni, tra cui in palazzo dei Diamanti), che nel caso degli ornamenti marmorei di palazzo Rondinelli lavorò nell'ottobre del 1494 seguendo le indicazioni grafiche del pittore Ercole de' Roberti, già coinvolto nell'invenzione della principale scultura che avrebbe dovuto nobilitare la piazza: la statua equestre del duca Ercole.
Un disegno del monumento – completo di base, due colonne, capitelli, fregi e architrave – fu commissionato al de' Roberti prima della sua morte (1496) e riscontri di questo primo progetto si trovano in due raffigurazioni inserite rispettivamente in una cronaca tardo-cinquecentesca e in un testo genealogico del 1678: vi si può vedere un basamento istoriato su cui si innalzano due giganti colonne corinzie scanalate, sorreggenti a loro volta una grande trabeazione che funge da base per la statua di Ercole a cavallo, in bronzo. Sulla poderosa base in pietra d'Istria (secondo i documenti larga otto metri per quattro di altezza), tra trofei ed emblemi dinastici, doveva essere incisa una lunga iscrizione che ricordava encomiasticamente i successi militari e le principali imprese civili del duca, tra cui anche l'ampliamento della città. Forse per la morte del pittore o più probabilmente per la caduta nelle acque del Po di una delle due colonne durante il trasporto (e mai più recuperata), fu solo all'inizio del 1499 che lo scultore Antonio di Gregorio da Milano poté impegnarsi con il Comune per la messa in opera del disegno del de' Roberti; i lavori procedettero per oltre tre anni, sotto la supervisione del lapicida milanese, mentre nel dicembre del 1501 il duca Ercole scriveva all'ambasciatore estense a Milano affinché cercasse di procurarsi il modello d'argilla della scultura equestre a Francesco Sforza che Leonardo da Vinci aveva realizzato qualche tempo addietro. Nulla sappiamo dell'esito di questa richiesta, che in ogni modo conferma l'alto livello di aggiornamento del sovrano ferrarese e il suo forte coinvolgimento nelle imprese architettoniche di quegli anni. Ai primi del 1502 la base con la colonna furono finalmente messe in opera al centro della piazza, ma la morte del duca nel 1505 segnò l'arresto dell'impresa monumentale, di cui oggi rimane solo un frammento della base marmorea con festoni vegetali e lo stemma di Casa d'Este intagliati, conservato nel lapidario di Casa Romei e dubitativamente attribuito ad Antonio di Gregorio.
Tuttavia, l'idea di collocare al centro del foro un'opera di forte impatto ideologico fu perseguita anche dopo l'uscita di scena degli Este dal governo di Ferrara (1598). La colonna e il basamento istoriato rimasero a terra per tutto il XVI secolo e gran parte del successivo, fino a quando il legato Sigismondo Chigi ordinò di erigere in quel punto un monumento dedicato allo zio pontefice Alessandro VII. Quanto restava dell'antico manufatto erculeo fu completamente restaurato e adattato iconograficamente al nuovo personaggio, e nel giugno del 1675 la statua bronzea del papa poté essere issata sulla colonna (scolpita a bassorilievo con una decorazione a tralcio di quercia), a sua volta innalzata sul plinto cinquecentesco pesantemente decurtato nelle dimensioni.
(Andrea Marchesi)
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