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Addizione Erculea

L'espansione urbana di Ferrara tra medioevo ed età moderna è stata attuata prevalentemente attraverso "addizioni" ovvero "aggrandimenti" del nucleo abitato della città comunale

L'espansione urbana di Ferrara tra medioevo ed età moderna è stata attuata prevalentemente attraverso "addizioni" ovvero "aggrandimenti" del nucleo abitato della città comunale, ottenuti per incorporazione infra moenia di porzioni più o meno ampie del territorio circostante. Così la cosiddetta Addizione di Niccolò II (dopo il 1386), quella impostata da Leonello (1442) e poi realizzata da Borso (dal 1451) e infine quella che fu attuata per impulso di Ercole I, tra 1492 e 1505, poi denominata Addizione Erculea.
L'ambiziosa strategia di disegno urbano ideata dal secondo duca di Ferrara si distinse da quelle dei suoi predecessori per la vastità di impianto dell'armatura infrastrutturale, la magnificenza dispiegata attraverso nuovi monumenti non solo dinastici e la lunghezza del circuito fortificato. La città raddoppiò di dimensioni raggiungendo un’estensione paragonabile a quella delle maggiori città italiane, come Bologna, Firenze e Milano e si arricchì di numerose case, di palazzi e di chiese.
I grandiosi lavori di ampliamento della città presero l’avvio dopo la guerra del 1480-82 contro Venezia e vanno letti anche come risposta di carattere militare alle ripetute minacce ed incursioni della Serenissima sul versante settentrionale del nucleo abitato. L'impresa, condotta con largo impiego di risorse che comportarono manovre di inasprimento fiscale e un notevole indebitamento, fu attuata nell'arco di poco più di un decennio, tra 1492 e 1505.
Nell'agosto del 1492 vennero scavate le nuove fosse perimetrali, larghe oltre 30 metri, che abbracciarono il palazzo di Belfiore e una parte del suo barco, oltre ad alcuni borghi preesistenti e a monasteri già extra muros e cingendoli con un nuovo diaframma dal perimetro arcuato che presto sarebbe stato ridisegnato da un recinto in laterizio. Lavori di drenaggio del territorio impaludato si sommano nei mesi seguenti al tracciamento di nuove strade (in gran parte coincidenti con percorsi già esistenti), ai primi lavori di fondazione di edifici e alla costruzione di tre nuove porte, all'estremità degli assi viari principali. Il duca stesso sovraintende ai lavori in questa Terra Nova, dimostrando una competenza tecnica che ne mette in luce le qualità di vero principe architetto, mentre una schiera di progettisti lo affianca per mettere a punto la risoluzione architettonica delle singole opere. Tra costoro spiccano le figure dell'ingegnere ducale Biagio Rossetti affiancato, tra gli altri, da Battista e Antonio Maria di Rainaldo, Bartolomeo Tristano e Antenore da Bondeno. Se la concezione dell’impresa va senz’altro assegnata al duca Ercole I, gran parte degli interventi tecnico operativi che portarono alla urbanizzazione di Terra Nova sono certamente dovuti a Biagio Rossetti, ricordato da Marc’Antonio Guarini (1621) proprio per “l’ampliazione della città del duca Hercole I col parere di lui edificata”.
Dei tanti edifici realizzati in Terra Nova solo alcuni sono giunti integri sino a noi. Alcune fabbriche sono state profondamente trasformate, altre irrimediabilmente perdute, ma l'impronta di quella creazione di Ercole I è ancora in larga parte percepibile nel paesaggio urbano della Ferrara contemporanea.
Una parte del patriziato cittadino aderì alla iniziativa ducale volta a popolare la Terra Nova e a favorirne l'insediamento con palazzi e case. Francesco Da Castello fu il primo (1493) a costruire un maestoso edificio (oggi palazzo Prosperi Sacrati), presto arricchito dal magnifico portale, con balcone sorretto da putti, aggettante lungo l'asse della larga via degli Angeli, che dal nuovo giardino del Padiglione si snodava rettilinea fino alla porta settentrionale. Intervennero poi, tra gli altri, gli Strozzi, i Turchi, i Mosti, i Bevilacqua e i Guarino, anch'essi impegnati nella costruzione di grandiose fabbriche che, a differenza dei palazzi fiorentini, si estendevano prevalentemente in senso orizzontale, con lunghi fronti su strada dai prospetti quasi sempre intonacati e dipinti, ariosi cortili dai profondi loggiati disposti su uno o più lati, eretti a partire da piante regolari.
Il duca in persona favorì (dal 1493) la costruzione del palazzo destinato al fratello Sigismondo, dal nitido paramento marmoreo a bugne regolari scolpite in forma di gemma, poi noto come palazzo dei Diamanti e quello per il figlio illegittimo Don Giulio d'Este (dal 1501). Celebrato per il suo prezioso rivestimento lapideo, memore di quelli del palazzo Sanuti di Bologna e di quello napoletano dei Sanseverino, il palazzo dei Diamanti sarebbe stato poi trasformato nel corso del Cinquecento da misurati interventi (fascia di coronamento, forma e posizione delle finestre, ecc.) che ne avrebbero definitivamente fissato l'attuale facies. Ercole I riservò inoltre grandi attenzioni anche al riordino dei due palazzi di Belfiore e della Certosa, già extraurbani e ricondotti alla compagine cittadina dai lavori dell'Addizione.
Oltre a questi palazzi di grande mole, la Terra Nova fu edificata anche attraverso la costruzione di case di ben più contenute dimensioni; piccole residenze a uno o due piani, spesso raggruppate sul fronte delle nuove strade (consistenti, ad es., furono i nuclei tra la contrada Mirasole e la via dei Prioni) e che talvolta il duca concesse in dono a suoi servitori o artigiani.
Tra le numerose chiese e monasteri che Ercole I rimodernò o fece costruire ex novo, una buona parte fu realizzata sempre in Terra Nova, a partire dalla ristrutturazione della chiesa di Santa Maria degli Angeli (oggi scomparsa), che svolgeva anche la funzione di mausoleo famigliare e della chiesa di San Cristoforo alla Certosa, riedificata a partire dal 1498 al posto della precedente chiesa certosina voluta da Borso d’Este (1452).. In molti casi l'insediamento religioso avrebbe dovuto costituire un richiamo per il popolamento dell'area e infatti ben cinque delle chiese di nuova fondazione nella Ferrara del tempo trovarono sede nell'Addizione: Santa Caterina da Siena, San Giovanni Battista, Santa Maria della Consolazione, Santa Maria delle Grazie e San Rocco. Alcune di esse furono portate a termine nel corso del Cinquecento con significative modifiche architettoniche, come nel caso di San Cristoforo e di San Giovanni Battista, il cui impianto longitudinale fu riconvertito in schema a croce greca. (Francesco Ceccarelli)
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