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Palazzo di Corte Vecchia (oggi Palazzo Comunale) e Loggia di Piazza

Dell’antico palazzo estense fronteggiante il duomo e il palazzo episcopale poco è rimasto.

Nato dalla residenza degli Adelardi, cui gli Estensi si erano sostituiti alla guida della città a partire dal 1189, conosciamo la sua configurazione rinascimentale grazie alle ricerche archivistiche di Thomas Tuohy. Il palazzo nacque dal nucleo medievale detto Corte vecchia, (attuale palazzo Municipale, il cui prospetto risale al 1924-28); il complesso residenziale crebbe nei secoli per addizione di nuovi corpi di fabbrica e successivi riammodernamenti, come avveniva di regola nelle grandi regge urbane dell’età delle signorie. Fu il duca Ercole I a prestare grande cura nella riconfigurazione complessiva, con incessanti lavori che portarono a impaginare il complesso attorno a un grande cortile ducale (attuale piazza Municipale) e a un giardino segreto, vale a dire privato, per il signore, trasformato in seguito nel giardino delle Duchesse, spazio che sopravvive tuttora, sebbene profondamente alterato. L’insieme fu collegato al castello tramite la via Coperta, in cui nel 1505 Alfonso I inserì i famosi Camerini di alabastro, con opere dei più famosi artisti del tempo, e il balcone lapideo che ancor oggi si può vedere all’esterno.
Sembra che il progettista del complesso sia stato il duca stesso, grande esperto di arte edificatoria, mentre a Biagio Rossetti dobbiamo la loggia (1491-1493) che fronteggiava l’ala nord del palazzo, di cui sopravvivono l’innesto del portico verso la via e l’arcata che immette sotto il volto del Cavallo.
Le origini del palazzo estense fronteggiante il duomo risalgono al 1189, quando gli Este subentrarono agli Adelardi nella guida della città. Avendo ereditato da loro beni e diritti, i nuovi signori entrarono in possesso dell’avvocazia di San Romano, cui era connesso l’uso del primitivo palazzo. Non conosciamo nulla di questo edificio; per avere qualche notizia riguardo alla residenza estense sulla piazza bisogna arrivare al tempo del marchese Nicolò III (1393-1441), quando essa era costituita da due corpi perpendicolari imperniati sulla torre di Rigobello. Questo edificio assunse nei secoli il nome di Corte vecchia. Dietro alla Corte vecchia, si trovava il cortile della Fontana o delle Lastre, collocato grossomodo dove oggi è la piazza Municipale; nell’angolo occidentale vi si affacciava la Casa dei forestieri, in cui Nicolò aveva trasferito i propri appartamenti entro il 1436, nell’ala a nord-est c’erano le stalle e i locali di servizio. Fra la Corte vecchia e il castello, posta più a nord, si trovava una serie di costruzioni, adibite per lo più a botteghe o magazzini, nelle quali, tuttavia, non mancavano al piano superiore locali di rappresentanza (come la “sala Grande”, documentata nel 1446, ristrutturata e ampliata più volte nel corso dei decenni successivi).
La corte della Fontana, cui si accedeva dal volto che verrà in seguito denominato del Cavallo, era - allora come oggi - parte del reticolo stradale urbano, essendo attraversata da una via. L’accostamento alla facciata verso il duomo della statua equestre di Nicolò III, su un piedistallo anticheggiante dai connotati trionfali, fu l’intervento più significativo concepito da suo figlio Leonello sul palazzo, concretamente realizzato solo al tempo del successore Borso, che effettuò anche diverse campagne decorative, senza tuttavia alterare l’insieme.
Fu invece Ercole I ad attuare una profonda revisione del complesso estense. Salito al trono nel 1471, il nuovo duca avviò immediatamente la costruzione di un corridoio fortificato, detto via Coperta, che collegasse la corte Vecchia con il castello, sostituendo e ampliando un precedente passaggio; contemporaneamente intraprese un intervento di riqualificazione dell’intera area settentrionale del complesso. L’anno successivo, in vista del matrimonio con Eleonora d’Aragona, avviò un’ampia campagna di interventi, che prevedeva, fra l’altro, la revisione della facciata della corte Vecchia verso il duomo in chiave monumentale, spostandovi la colonna con la statua di Borso a fare da pendant a quella di Nicolò a lato del volto del Cavallo; quindi edificò davanti alla torre di Rigobello un portico, ornato da un fregio con i ritratti dei dodici Cesari, inframezzati da ghirlande e sovrastato da tre poggioli con colonne marmoree. Mantenne tuttavia gli antichi merli di coronamento.
I lavori proseguirono per circa tre anni, nel 1477 Ercole avviò una nuova campagna di trasformazioni che avrebbe stravolto l’assetto appena realizzato. Gli appartamenti della duchessa e dei figli, con tutto il loro seguito, vennero trasferiti nel castello, sottoposto ad ampi lavori di rinnovamento. Si costruì un enorme giardino pensile nell’ala orientale fra la torre Marchesana e la torre dei Leoni e contemporaneamente, al di là del fossato, nel borgo di san Guglielmo, il giardino del Padiglione.
Nel 1479 il duca decise lo smantellamento di gran parte del palazzo di corte e la sua ricostruzione secondo un piano unitario. Fu creato un cortile più grande e regolare del precedente (attuale piazza del Municipio), dotato di una nuova cappella e di un magniloquente scalone coperto, a nord del quale si aprì un giardino segreto per il signore. Il cortile venne spesso utilizzato per la rappresentazione di spettacoli teatrali offerti alla cittadinanza.
Sebbene sembri che progettista del proprio palazzo sia stato Ercole stesso, Rossetti compare spesso nel ruolo di supervisore nella concreta realizzazione delle idee del duca, come è il caso degli ampliamenti e modifiche alle stanze del signore nel 1484 e ‘92. Biagio risulta invece l’architetto della loggia lapidea che nobilitava la facciata dell’ala settentrionale del palazzo, a partire dal volto del Cavallo, adibita, come molti spazi a pianterreno del palazzo, a scopi commerciali e realizzata fra il 1491 e il 1493 dal lapicida Gabriele Frisoni. Sabbadino ci racconta che essa era sostenuta da venticinque colonne, che sembravano innalzare il palazzo nell’aria, forse un’eco del palazzo ducale di Venezia. (Maria Teresa Sambin de Norcen)
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