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Palazzo di San Francesco (o di Renata di Francia)

Il palazzo di San Francesco, noto anche come palazzo di Renata di Francia o Gavassini, o Pareschi,

dal nome dei proprietari che vi risiedettero nel corso dei secoli è oggi sede dell’Università di Ferrara a si presenta come un edificio incentrato su un ampio cortile quadrato, affiancato da un irregolare cortile minore e aperto posteriormente su un vasto giardino (attuale parco Pareschi). Lavori di ampliamento e rifacimento su una casa appena acquistata dal duca sono documentati a partire dal 1474. Dal 1485 è attestata la presenza di Biagio Rossetti. Nel corso dei secoli si sono susseguiti cospicui interventi, fra i quali si segnalano la campagna edilizia e decorativa voluta da Ippolito II d’Este (1534-35) e la radicale ristrutturazione settecentesca (1736-1766 circa). Nonostante l’impaginato complessivo sia ancora quello rinascimentale, ottenuto per addizione successiva di diversi corpi di fabbrica, la facies originale è oggi difficilmente fruibile, a causa dell’intervento del XVIII secolo, che ha portato a una nuova configurazione del prospetto, originariamente merlato e scandito da bifore, alla costruzione dello scalone d’onore e all’abbattimento del muro che separava la loggia del cortile principale da quella del giardino, creando un trasparente andito colonnato. Del XV secolo risultano ancora leggibili alcuni capitelli sul cortile e il portale sinistro della facciata, che, sebbene privato del grande scudo araldico che lo sovrastava, mostra gli originari pilastri scanalati e rudentati, i fregi a cornucopie e l’archivolto decorato a grottesche zoomorfe.
La storia del palazzo ebbe inizio nel 1474 con l’acquisto da parte di Ercole d’Este di una casa nei pressi del monastero di San Francesco; il duca non tardò ad avviare lavori di ampliamento e ristrutturazione se già in marzo abbiamo notizia di opere di nuova fondazione. Dobbiamo ad Antonio di Gregorio la fornitura di alcune colonne lapidee per due logge, e a Giovanni Trullo l’esecuzione di non meglio precisate opere di pittura. È probabile che risalgano a questa fase i capitelli tardogotici a fogliami e collarino diamantato che si trovano nel cortile, un tipo molto diffuso nel Quattrocento a Ferrara, presente anche nel fronteggiante palazzo di Giovanni Romei.
Dal 1485 venne intrapresa una nuova campagna edilizia, diretta da Biagio Rossetti. Sono registrate le forniture di pietra per due logge sovrapposte affacciate sul giardino, fra cui otto colonne con basi e capitelli, destinate al portico superiore.
Nel 1487 il palazzo fu ceduto a Giulio Tassoni, fedele uomo d'armi di Ercole d’Este, che vi ospitò il duca e il marchese di Mantova Francesco Gonzaga in occasione del proprio matrimonio con Ippolita Costabili. Nell’atto di cessione si specifica come l’edificio consistesse in “un pallagio nuovo cupato murato et solarato con stale, cortili, logie, caneve, orto giardino, pozzi cisterne et granari." Comprendeva due sale, una affacciata verso la strada e una verso il giardino. Secondo il cronista Caleffini, la fabbrica costò 70.000 lire marchesane.
Nel 1491 il tetto della sala verso il giardino del palazzo, che era ritornato di proprietà ducale, collassò a causa di una forte nevicata; seguirono prontamente le opere di ripristino, dirette dallo stesso Biagio, che costituirono anche l'occasione per precoci interventi di rinnovamento edilizio e decorativo sul palazzo da poco completato. Portati rapidamente a termine i lavori, nel 1493, Biagio Rossetti affidò al lapicida Gabriele Frisoni l’incarico di costruire verso il giardino un balcone su mensoloni. Purtroppo quasi nulla è possibile cogliere
Dal 1495 al palazzo di San Francesco furono trasferiti gli appartamenti del principe ereditario Alfonso, sua moglie Anna Sforza e suo fratello Sigismondo. Nel 1499 seguì l’allestimento dell’appartamento per un altro fratello, Ferrante, collocato verso il giardino, presso il bagno. Proprio a lui il padre Ercole lasciò in eredità il palazzo, che costituì la sua residenza fino al 1506, quando venne incarcerato per la congiura ordita insieme al fratellastro Giulio ai danni di Alfonso. Successivamente, risiedette nell’edificio fino alla morte, avvenuta nel 1533, la regina di Napoli in esilio, Isabella del Balzo, vedova di Federico d’Aragona. Alla scomparsa di Alfonso I, l’anno seguente, il palazzo passò al suo secondogenito, futuro cardinale Ippolito II, che avviò una campagna edilizia e decorativa diretta dal capomastro Bartolomeo Tristano. Fu modificato l’assetto degli ambienti interni e costruita una nuova scala; anche il giardino fu riallestito e i merli appena costruiti del muro di cinta furono affrescati con paesaggi. (Maria Teresa Sambin de Norcen)
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