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Chiesa di Sant’Andrea

La chiesa di Sant’Andrea, oggi allo stato di rudere nel cuore della città vecchia, si formò per ampliamenti successivi sul sito di un edificio altomedievale

fino a raggiungere nel Cinquecento una configurazione a tre navate, scandite da pilastri a sezione quadrata e cappelle laterali semicircolari estradossate, probabilmente ispirate al pressoché coevo schema cassinese di San Benedetto. Tale corpo rinascimentale si andò a innestare sulla preesistente zona absidale, in seguito essa stessa modificata. Sopravvivono parte della sequenza delle cappelle del lato destro; alcuni dei capitelli e delle basi in pietra dei pilastri che scandivano le navate; una porzione della testata absidale, che conserva un arco gotico, risalente verosimilmente alla fase edilizia protoquattrocentesca. I documenti di cantiere ci restituiscono i nomi delle maestranze impegnate nella campagna dei lavori tra Quattro e Cinquecento, tra cui si distinguono artigiani della equipe rossettiana come il muratore Bartolomeo Tristano e il pittore Fino Marsigli.
La chiesa di Sant’Andrea risultava esistere già nel 1070; appartenne al Capitolo della Cattedrale fino al 1256, anno in cui fu concessa agli Eremitani di Sant'Agostino. Fu ingrandita agli inizi del XV sec. e consacrata nel 1438 da papa Eugenio IV. Nel 1451 vi si tenne il concilio generale degli Eremitani, fortemente sostenuto da Borso d’Este.
Durante il regno di Ercole I l’edificio fu ampliato a più riprese. Sappiamo dal cronista Caleffini che nel 1494 furono aggiunte due cappelle. Nel 1496 venne ricostruita in forma maggiore l’abside, con la sponsorizzazione ducale e l’impegno di artigiani dell’equipe rossettiana: il muratore Bartolomeo Tristano e il pittore Fino Marsigli, incaricato di decorarla e di ritoccare alcune figure di Apostoli. Tale intervento si andava a collocare nell’ambito di un’ampia campagna di rivisitazione dello spazio liturgico ferrarese, avviata dal duca fin dal 1494. Oltre a quella di Sant’Andrea, le absidi di San Domenico, San Nicolò, Santa Maria degli Angeli, Santa Maria dei Servi, Santa Maria della Rosa e del duomo vennero demolite e ricostruite in forma maggiore; furono abbattuti i tramezzi che separavano lo spazio riservato al clero da quello destinato ai fedeli, mentre gli stalli del coro che si trovavano davanti all’altare vennero arretrati nella curva terminale, commissionando spesso nuovi arredi. È il caso del coro ligneo di Sant’Andrea, che oggi si trova a San Cristoforo alla Certosa, attribuito frequentemente a Pier Antonio degli Abati, ma che Giuseppe Antenore Scalabrini assegna senza incertezze a Pietro Riccardi dalle Lanze di Massa.
Fu la duchessa Eleonora d’Aragona a contribuire al finanziamento per la costruzione del nuovo coro, mentre si teneva costantemente aggiornata sul progredire dei lavori, che comprendevano una cella per il cappellano ducale fra Mariano. I registri contabili della Camera estense conservano inoltre molte annotazioni di pagamento confermando il coinvolgimento ducale.
Tra il 1498 e il ‘99 il muratore Battista di Rinaldo eresse quattro cappelle sul fianco sinistro, per le quali il lapicida Antonio di Gregorio fornì tre pilastri con le relative basi e capitelli.
Sembra che grandi lavori venissero intrapresi nel 1501, portando la chiesa all’impianto a tre navate, scandite da pilastri in cotto a sezione quadrata, che la caratterizzò fino alla sua distruzione.
Proprio a Sant’Andrea, nel suo testamento datato 10 settembre 1516, Biagio Rossetti chiese di essere sepolto. Il suo corpo venne inumato al piede del terzo pilastro della navata sinistra. Nel XVII secolo, Giov Battista Guarini copiò il testo dell’iscrizione sepolcrale:

D.O.M.
Blasius Rossettus languentis architetturae instaurator pietate Hieronymi filii hoc monumentum in Domino quiescens posteros expectat

Tuttavia, quando Cesare Barotti, attorno al 1760, compilò la raccolta delle Iscrizioni … della città di Ferrara, l’epigrafe non esisteva già più.
Anche Giovan Battista Aleotti volle essere sepolto a Sant’Andrea, in una cappella da lui stesso progettata (1627). (Maria Teresa Sambin de Norcen)
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