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Chiesa di Santa Maria in Vado

Di origini antichissime, la chiesa, celebre per il miracolo del sangue di Cristo avvenuto nel 1171, venne riedificata in forma maggiore a partire dal 1494.

Di origini antichissime, la chiesa, celebre per il miracolo del sangue di Cristo avvenuto nel 1171, venne riedificata in forma maggiore a partire dal 1494. È probabile che il progetto sia da attribuire a Biagio Rossetti per l’impianto architettonico, a croce latina, con tre navate divise da colonne su piedistallo, transetto sporgente e cupola sulla crociera; le cappelle sono ridotte a inflessioni del muro lungo le navate, oggi quasi completamente occultate dagli altari posteriori, mentre, per esplicita richiesta della committenza, le cappelle affacciate sul transetto risultano profonde come le navate laterali: la testata del transetto su via Scandiana è concepita come una seconda facciata, di pari importanza rispetto alla principale, di cui avrebbe dovuto avere il medesimo disegno. Il transetto, infatti, costituisce un organismo direzionato, che si conclude a sud con la volticella con il sangue di Cristo, che venne appositamente spostata in quel luogo durante i lavori, e il relativo altare. I documenti, invece, attribuiscono il disegno della decorazione architettonica a Ercole De Roberti. Il terremoto del 1570 e i crolli ottocenteschi hanno danneggiato la chiesa e mutato parte della sua configurazione. Le facciate sono differenti tra loro e quella principale, a lesene ioniche ribattute, mostra una netta discontinuità con i fianchi e un linguaggio più tardo; quella del transetto deve essere stata mutata almeno nel secondo livello e probabilmente in origine aveva un fastigio trilobato alla veneziana. Le navate laterali sono state sopraelevate, tanto che oggi le lesene del secondo livello sono state decurtate alla base. I dipinti dell’interno sono sei-settecenteschi, sebbene durante i restauri degli anni Novanta siano stati portati alla luce lacerti della decorazione originaria.



Le origini del culto mariano nel sito dell’attuale chiesa sarebbero da datare, secondo la tradizione, all’anno 457, quando vi era venerata un’immagine bizantina ospitata da un’edicola, trasformata presto in chiesa. Nel 1115 essa fu affidata ai Canonici regolari Portuensi dal vescovo Landolfo. Si narra che il 28 marzo 1171, durante la messa pasquale, dall’ostia che il priore Pietro da Verona teneva in mano sgorgasse sangue vivo che andò a macchiare una volticella della chiesa, confermando al celebrante dubbioso e ai fedeli la validità del mistero eucaristico.
Nel 1487 Ercole I d’Este concesse ai Canonici Lateranensi, che nel frattempo erano subentrati ai Portuensi, l’esenzione per i prodotti di una fornace necessari per costruire una nuova chiesa. I lavori tuttavia non furono intrapresi fino al 1494. Il 10 ottobre 1495 i canonici e il tagliapietra Antonio di Gregorio da Milano firmarono un contratto per la fornitura dei pezzi lapidei, che andò a sostituirne uno di pochi mesi precedente. L’impianto generale della chiesa e parte del prospetto del fianco su via Scandiana erano già stati definiti, mentre i disegni per l’apparato ornamentale dovevano essere forniti da Ercole De Roberti. Poco dopo, la costruzione venne appaltata a Biagio Rossetti in società con Bartolomeo Tristano: i due si impegnarono a seguire i disegni forniti dal pittore, relativi alla decorazione dell’interno e della facciata. I documenti non dicono chi abbia steso il progetto complessivo della chiesa. La paternità probabilmente va ascritta allo stesso Biagio Rossetti, ingaggiato, almeno dal 1494, dai canonici nella fabbrica dell’adiacente monastero e responsabile, pressoché contemporaneamente, del progetto di San Francesco, accomunabile sotto molti aspetti a Santa Maria in Vado. Dal 1502 la costruzione fu appaltata ad altri artefici. Si procedette alla costruzione della cappella atta ad ospitare la volticella macchiata dal preziosissimo sangue, che nel frattempo era stata spostata nella testata del transetto meridionale. Entro il 1507 la cappella era terminata e nel 1518 la chiesa fu consacrata. Nel 1594 Alfonso II d’Este incaricò l’architetto ducale Alessandro Balbi di costruire il sacello che tuttora ospita la volticina, consentendo ai fedeli di venerarla da vicino grazie a due scale laterali che conducono a un ballatoio. (Maria Teresa Sambin de Norcen)
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