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Chiesa di Santa Maria della Consolazione

Edificata a partire dal 1501, Santa Maria della Consolazione fa parte del circuito urbano definito dalle nuove mura dell’Addizione erculea

Edificata a partire dal 1501, Santa Maria della Consolazione non presenta caratteri sufficientemente personali per formulare un’attribuzione in assenza di riscontri documentari.
In passato sono stati fatti i nomi di Giovanni Stancari - che in realtà sembra essere stato un funzionario impegnato in compiti burocratici, piuttosto che un architetto - e Biagio Rossetti. Tuttavia, l’esterno è spoglio e non ha l’eleganza dei brani di superficie in cotto riferibili con certezza a Biagio. L’interno presenta tre navate divise da archi su pilastri, ai quali è sovrapposto un ordine maggiore di lesene; al livello superiore basse lesene scandiscono la parete piena, ma, durante i restauri del 1963, sono stati rinvenuti resti di una loggetta a guisa di matroneo. La volta a botte, con profonde unghie in corrispondenza delle finestre, costituisce probabilmente l’elemento maggiormente rossettiano dell’insieme, tuttavia essa mal si collega alle pareti sottostanti scandite dalle lesene. L’abside, che era già costruita nel 1515, è molto più grande e luminosa della navata. Probabilmente la quota di quest’ultima dovette essere abbassata in corso d’opera per far fronte a problemi strutturali. È verosimile che i due pilastroni liberi tra la navata e l’abside siano stai aggiunti in un secondo momento per restringere l’arco di trionfo, mediando il passaggio tra due spazi così differenti, con un effetto molto suggestivo.




Secondo Marcantonio Guarini, la costruzione della chiesa è legata a un miracolo, avvenuto nel 1189 nel suburbio di Ferrara, in località detta “Caldiputeo”. Nel luogo dove un nobile cittadino era uscito illeso da un incidente con il suo carro, venne costruito un piccolo oratorio dedicato alla Vergine, che divenne luogo di devozione popolare.
Nel 1492 l’edificio entrò nel circuito urbano definito dalle nuove mura dell’Addizione erculea, risultando collocato nei pressi della nuova Porta San Giovanni Battista. Sigismondo d’Este fu convinto dal suo confessore, fra Marino Baldi dell’ordine dei Servi di Venezia, a sostenere in quel luogo la costruzione di una chiesa di maggiori dimensioni e di affidarla ai Serviti. Sembra che il duca abbia donato il terreno su cui edificarla. Nel 1500 i lavori per il monastero erano in corso e nel 1501 Ercole I assistette alla posa della prima pietra della nuova chiesa, che tuttavia non sorse per iniziativa ducale. Sigismondo, figlio di Ercole, sponsorizzò invece una campagna decorativa, tramite un cospicuo lascito del 1524, anno della sua morte. Nel 1515 il priore fra Marino si accordò con il finestraio Giovanni da Bologna per la realizzazione delle vetrate delle due finestre e dell’oculo dell’abside. Sulle vetrate dovevano essere raffigurati i re magi, il presepio e degli stemmi, l’oculo doveva avere i quadretti dipinti.
Ancora secondo Guarini, il 18 marzo 1516 l’immagine miracolosa della Madonna venne trasportata solennemente dal vicino oratorio alla nuova chiesa, ma la consacrazione di Santa Maria della Consolazione fu celebrata soltanto nel settembre del 1524.
Nella chiesa si trovavano le tombe di fra Marino Baldi, ora dispersa, e quella di Marfisa d’Este (+ 1608), che fu più tardi traslata nella Certosa.
Come gran parte delle chiese ferraresi, Santa Maria della consolazione fu danneggiata del terremoto del 1570. Nel 1650, a causa delle piogge incessanti, la chiesa, insieme a molti edifici della zona, fu invasa dall’acqua fino al primo gradino dell’altar maggiore; i danni dovettero essere ingenti, tanto che nel 1658 si dovette procedere all’innalzamento del piano di pavimentazione del presbiterio e del coro; nel 1666 fu imbiancata la volta e realizzato lo stemma dei Servi di Maria, con l’iscrizione che fa riferimento all’intervento. Nel 1705 un’altra inondazione colpì l’edificio.
I padri dell’antica Congregazione servita (assorbita nell’Ordine dei Servi dal 1570), tennero il complesso della Consolazione fino al 1781, quando papa Pio VI decretò la soppressione del convento. I chiostri, gli orti e i fabbricati adiacenti furono assegnati all’Opera Pia Esposti.
La chiesa rimase aperta al culto, sia pure a fasi alterne, fino 1883 ed in seguito variamente utilizzata insieme all’ex convento per usi impropri (stalla, deposito militare nel 1877, ricovero per carri funebri, ospedale militare nel 1916 e magazzino comunale).
Nel 1962 Santa Maria della Consolazione fu finalmente sgomberata dai materiali che vi si erano accumulati e nel 1964 i Francescani di Santo Spirito ripresero l’officiatura della chiesa. Di lì a poco vennero intrapresi consistenti interventi di restauro.
Santa Maria della Consolazione fu ascritta per la prima volta a Biagio Rossetti da Sirio Italico Sarpi nel 1957. Lo stesso Zevi accoglie l’attribuzione con riserve, collocando la chiesa tra le opere per le quali “l’intervento di Biagio non va escluso […] ma deve intendersi come <> prestata ad allievi e collaboratori”; più oltre, tuttavia, la definisce “il testo architettonico conclusivo del primo urbanista moderno europeo”. Non abbiamo, allo stato attuale, elementi sufficienti per confermare o confutare definitivamente l’attribuzione a Biagio Rossetti.
(Maria Teresa Sambin de Norcen)
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