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Chiesa di San Francesco

L’attuale chiesa di San Francesco è stata costruita a partire dal 1494, verosimilmente fin dall’inizio sotto la direzione di Biagio Rossetti

L’attuale chiesa di San Francesco è stata costruita a partire dal 1494, verosimilmente fin dall’inizio sotto la direzione di Biagio Rossetti (la cui presenza e paternità nella prosecuzione dei lavori è documentata nel 1499). Il suo progetto sembra essere stato realizzato per quanto riguarda il corpo a tre navate con cappelle laterali e il transetto sporgente, mentre l’ampia abside è databile fra il 1570 e il ‘74. I crolli, causati dal terremoto del 1570, e i cedimenti strutturali ottocenteschi, hanno provocato il rifacimento dell’ordine superiore della facciata (oggi visibile nella veste tardo-cinquecentesca) e delle coperture del transetto e della navata maggiore, in origine voltati, ora coronati da una sequenza di cupole ribassate in incannucciato, la cui datazione necessita di più approfondite indagini. All’incrocio tra navata e transetto si trovava in origine una cupola affrescata da Girolamo da Carpi. Il sistema di cappelle coperte a botte e navate laterali coperte da una sequenza di cupoline in muratura è invece rossettiano, sebbene sottoposto anch’esso a rifacimenti. Possiamo ascrivere con certezza alla paternità di Biagio anche il registro inferiore dell’esterno, scandito da un ordine di lesene allungate su basamento continuo, capitelli ionici molto vicini a quelli dell’abside del duomo di Ferrara, coronato da un fregio in cotto a racemi e busti di francescani entro corone di lauro.
I documenti notarili registrano la presenza di una chiesetta francescana sull’area dell’attuale convento già nel 1232. Nel 1241 il vescovo Filippo Fontana pose la prima pietra di una nuova chiesa, delle cui spese il Comune di Ferrara si sobbarcò nel 1264. L’edificio non era sull’area della basilica attuale e aveva orientamento nord-sud. Nel 1341 (o ‘44) si diede avvio alla costruzione di una nuova, più grande, chiesa sul sito di quella attuale con l’abside volta ad est. Ne rimane parte di un muro esterno, integrata nella basilica attuale, al disopra delle arcate che danno accesso alle cappelle a sinistra dell’ingresso. VER. La chiesa trecentesca fu prescelta per la sepoltura degli Estensi a partire da Obizzo III (morto nel 1352), fino alla costruzione di Santa Maria degli Angeli (1403-1440) per volontà di Nicolò III; i corpi dei membri più importanti della casata riposavano nell’Arca rossa, un sarcofago in porfido oggi disperso, mentre altri trovarono posto in “più lochi” dell’edificio. Nel cimitero esterno furono inumati Ugo e Parisina dopo la loro decapitazione, ordinata da Nicolò III nel 1425.
La posa della prima pietra della chiesa attuale ebbe luogo il 3 agosto 1494, con il sostegno di Ercole I, che destinò alla costruzione un decimo delle condanne e delle confische dello stato. Nel 1495 si stava procedendo con le demolizioni. Nel 1499, la facciata, se non già innalzata, era sul punto di essere costruita. Nel 1504 erano già state affrescate le otto cappelle e le corrispondenti cupoline della navata laterale destra. Nel 1515, mentre si stava procedendo con la copertura della navata maggiore, avvenne un disastroso crollo causato da un cedimento del terreno, cui seguì prontamente la ricostruzione.
Il terremo del 1570 causò rovinosi crolli a san Francesco. I lavori di ripristino furono prontamente avviati per volere di padre Agostino Righini: dobbiamo verosimilmente a questa campagna edilizia l’ordine superiore della facciata, concluso lateralmente da due grandi volute, e gli ampi oculi circolari, incorniciati da fregi in cotto, che scandiscono il registro superiore dell’edificio, sovrapponendosi alle tracce di finestre centinate. Anche le finestre del registro terreno hanno subito modifiche nel corso dei secoli, rendendo impossibile valutare, allo stato attuale delle conoscenze, l’illuminazione prevista da Biagio Rossetti. A conclusione delle opere da lui volute, padre Righini commissionò la costruzione dell’abside, che non era ancora stata innalzata.
Cedimenti strutturali causarono una nuova campagna di ristrutturazione negli anni 1849-60 diretta dall’architetto Antonio Tosi Foschini, che terminò con gli interventi pittorici con santi francescani di Girolamo Domenichini sulle cupole della navata maggiore. Altri restauri si ebbero negli anni Cinquanta del Novecento.
L’impianto planimetrico di San Francesco, a croce latina, tre navate, divise da archi su colonne, e cappelle laterali, è avvicinabile a quello brunelleschiano di San Lorenzo a Firenze. Divergono tuttavia gli alzati e i dettagli architettonici: nella chiesa di Rossetti manca il complesso sistema brunelleschiano con ordine maggiore e minore; le coperture delle navatelle, piuttosto che da volte a vela brunelleschiane, sono costituite da cupoline, ispirate al modello adottato a Venezia da Mauro Codussi. Echi veneziani si riscontrano anche nei capitelli dell’esterno e nella facciata originaria, come è ritratta nella xilografia con l’Alzato di Ferrara conservata alla Biblioteca Estense di Modena: la facciata di San Francesco vi appare coronata da tre timpani semicircolari alla veneziana.(Maria Teresa Sambin de Norcen)
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