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Chiesa di San Cristoforo alla Certosa

I lavori per la nuova chiesa della Certosa di Ferrara furono avviati allo scadere del Quattrocento

e si protrassero fino alla metà del secolo successivo,essa si presenta innovativa sia rispetto alle consuetudini certosine, sia in relazione alla cultura architettonica ferrarese. Attribuita dallo Scalabrini a Jacopo Sansovino, San Cristoforo, è invece oggi comunemente ascritta a Biagio Rossetti, ipotesi formulata per la prima volta da Eugenio Righini (1910). La chiesa mostra un linguaggio più maturo rispetto alle altre architetture sacre dove la presenza di Biagio è documentata. Alcuni elementi dell’esterno, la disposizione delle fonti di luce e l’uso di fonti medievali e del rinascimento veneziano portano tuttavia nella sua direzione.
È possibile pensare, considerati i tempi lunghi del cantiere che Rossetti abbia aggiornato il proprio linguaggio negli ultimi anni della sua vita, modificando un disegno inizialmente elaborato, oppure che, fornito egli un progetto, siano poi subentrati altri maestri e lo abbiano mutato, rinnovandolo in senso pienamente cinquecentesco.
La chiesa di San Cristoforo fu dotata nel corso dei secoli di preziosi arredi e di alcune fra le più importanti ancone ferraresi.
Il monastero certosino di Ferrara fu fondato per volere di Borso d’Este nel 1452. Nella primavera del 1461, il monastero era abitabile, sebbene non ancora completo, e fu donato dal marchese al priore della casa madre di Chartreuse, presso Grenoble. Le strutture nominate nell’atto sono una chiesa, dedicata alla Vergine e a San Cristoforo, il chiostro maggiore, con le celle dei monaci e il portico, una foresteria e un palazzo destinato a Borso stesso. Il monastero - dotato da Borso di grandi ricchezze - ottenne il riconoscimento papale nel 1468.
Furono probabilmente le iniziative di Ercole I d’Este, a stimolare i monaci all’edificazione di una nuova chiesa, degna della ricchezza e dell’importanza raggiunte dall’ordine; il duca, infatti, con l’Addizione aveva inglobato il monastero nel circuito urbano - circostanza inusitata per i certosini, votati all’eremitaggio - e stava effettuando, tanto nella città vecchia quanto nella nuova, una campagna di edilizia sacra senza precedenti. È probabile tuttavia che anche l’iniziativa di ricostruzione della chiesa di Sant’Andrea nella Certosa di Venezia (1490) sia stata di stimolo per i monaci ferraresi.
Intrapresa probabilmente nel 1498, San Cristoforo era in costruzione nel 1501, ma i lavori si protrassero fino alla metà del Cinquecento.
Nel corso dei secoli, la chiesa andò arricchendosi di uno straordinario patrimonio artistico, che nel XIX secolo vide grosse acquisizioni, che giungono da istituzioni religiose soppresse. Il coro, attribuito a Pier Antonio degli Abati, proviene dalla distrutta chiesa di Sant’Andrea.
Il Ciborio monumentale fu intagliato nel 1597 da Marcantonio Maldrato su disegno di Nicolò Donati.
Nel 1769 la facciata incompiuta fu adornata con un portale marmoreo. Soppresso l’ordine nel 1801, dopo lunghe discussioni, la Certosa fu destinata a pubblico camposanto, inaugurato nel 1813 e ampliato poi nell’arco di un secolo e mezzo fino all’attuale configurazione simmetrica. La trasformazione, avvenuta su progetto di Ferdinando Canonici, portò alla distruzione del monastero, ad eccezione di poche celle, convertite in cappelle sepolcrali. San Cristoforo divenne chiesa cimiteriale. Nell’attuale “gran claustro” si trova la tomba di Borso d’Este, un tempo collocata nell’angolo del chiostro sotto un padiglione a forma di piramide a otto facce, in un sepolcro in cotto intagliato con il ritratto del defunto. (Maria Teresa Sambin de Norcen)
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