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Chiesa di San Benedetto

La prima pietra della chiesa benedettina fu posta il 3 luglio 1496 dal duca Ercole I e da Nicolò Maria d’Este, vescovo di Adria.

L’edificio ecclesiale di fronte al quale ci troviamo oggi, tuttavia, è una ricostruzione post-bellica (1952-54), successiva al devastante bombardamento del 28 gennaio 1944. L’edificio ecclesiale di fronte al quale ci troviamo oggi, tuttavia, è una ricostruzione post-bellica (1952-54), successiva al devastante bombardamento del 28 gennaio 1944. Si tratta di una chiesa a croce latina, tre navate, cappelle a pianta semicircolare, così come le terminazioni del transetto e dell’abside. Attribuita da molti autori a Biagio Rossetti, questa planimetria, innovativa per Ferrara, va piuttosto inserita nell’ambito di schemi che si andavano diffondendo in quegli anni tra le fabbriche intraprese nei monasteri della congregazione cassinese di Santa Giustina, cui San Benedetto apparteneva. Sospesi i lavori a un livello che oltre passava di poco le fondazioni, gli alzati (dove predomina un maturo sistema di ordini architettonici) vennero costruiti solo più tardi, a partire dal 1535, su disegno di Giambattista Tristano.Se abbiamo perso la chiesa di San Benedetto nella sua consistenza materiale originaria, almeno le fonti su di essa sono cospicue. Il ricco archivio della fabbrica testimonia come il cantiere della grande chiesa benedettina nell’Addizione erculea venisse avviato nel 1496, per essere presto sospeso, probabilmente per concentrarsi sull’adiacente monastero, anch’esso in costruzione.
I lavori vennero ripresi nel 1535, affidandoli ai fratelli Giambattista e Alberto Tristano, che si impegnarono a seguire il più possibile le fondazioni già realizzate, mentre per gli alzati venne approntato un disegno da Giambattista. I documenti del 1496-97 ci fanno capire come per l’area della tribuna fosse già stata progettata la configurazione planimetrica poi realizzata: un impianto che, con alcune varianti, si andava diffondendo in quegli anni tra le fabbriche della congregazione cassinese di Santa Giustina, cui San Benedetto apparteneva. Pur con notevoli differenze, San Sisto a Piacenza (1498-1514), San Giovanni Evangelista a Parma (1493-1586) Santa Giustina a Padova (specialmente nel progetto del 1521) sono riconducibili a uno stesso schema: tre navate, lungo le quali corrono cappelle absidate (forse derivate dalla vecchia chiesa di San Giorgio maggiore a Venezia), capocroce triabsidato, dove la cappella maggiore supera di gran lunga per profondità e ampiezza quelle laterali, transetti anch’essi profondi e absidati in modo da dar vita nella tribuna a un corpo a pianta centrale su cui si innesta la navata. Tale uniformità d’impostazione era determinata dagli organi centrali dell’ordine, che esercitavano uno stretto controllo sui progetti. A San Benedetto, la navata principale era prevista in origine coperta a crociera sulle grandi campate quadrate, estendendosi tale soluzione anche ai bracci del transetto e all’abside. Le navate laterali erano previste voltate, ma furono poi coperte da una sequenza di cupoline. (Maria Teresa Sambin de Norcen)
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