menu

Campanile di San Giorgio

La chiesa di S. Giorgio oltrepò fu l’antica antica cattedrale di Ferrara, destituita della sua prestigiosa funzione attorno al 1135

con la consacrazione del nuovo duomo sulla sponda settentrionale del fiume. Ascritto a Biagio Rossetti da Giuseppe Antenore Scalabrini (1773), il campanile di San Giorgio fuori le mura si mostra, all’analisi stilistica, del tutto coerente con il linguaggio dell’architetto ferrarese, quale si rivela nelle chiese dove la sua presenza è attestata dai documenti.Trasformata in un primo momento in pieve arcipretale, assegnata ai Canonici regolari di Sant’Agostino, la chiesa di S. Giorgio era passata ai Canonici lateranensi per essere affidata nel 1372 a cardinali commendatari. Tra il 1414 e il ‘15, finalmente, subentrarono gli Olivetani di S. Michele in Bosco di Bologna, sostenuti dal papa e dal marchese. Pur avendo annesso anche il monastero, i religiosi non poterono entrarvi fino al 1418, a causa dello stato di degrado del complesso. I lavori di ristrutturazione e abbellimento del complesso costituito da chiesa e monastero continuarono lungo tutto il corso del quindicesimo secolo. Tra il 1470 e il ‘74 Cosmé Tura eseguì per la chiesa il polittico Roverella. In tale contesto di rinnovamento va ascritta la costruzione del nuovo campanile, che sembra fosse concluso entro il 1485, data riportata in una lapide murata in una parete.
Opera attribuita unanimemente a Biagio Rossetti, il campanile di San Giorgio oltrepò si ispira chiaramente alla torre del duomo di Ferrara, con tutta verosimiglianza progettata da Alberti. Il campanile di S. Giorgio ne riprende la configurazione a dadi sovrapposti, con le scale interne addossate alle pareti, così come l’intelaiatura dell’ordine maggiore dell’esterno, costituito da pilastri angolari con capitelli pseudo-corinzi che sorreggono alte trabeazioni. Tuttavia l’edificio di partenza viene sottoposto a un processo di profonda risignificazione: dettagli chiaramente derivati dal campanile del duomo vengono modificati in maniera sottile e inseriti in un’architettura dalle ampie superfici laterizie, memori delle torri campanarie medievali (per esempio il ferrarese Santo Stefano), ottenendo un risultato profondamente diverso rispetto al modello. Le proporzioni dei dadi divengono più slanciate, secondo un gusto tutto rossettiano per gli ordini allungati, ben rappresentato a San Francesco, e il capitello viene “stirato” fino ad assumere un’altezza pari a circa 1/5 del fusto del pilastro, diventando l’elemento distintivo della fabbrica. Pur restando chiaramente riconoscibile come derivato dal campanile del duomo, esso viene arricchito da nuovi dettagli come un grosso filo di perline sotto l’echino e soprattutto il motivo della scanalatura, che richiama S. Maria Novella. Ne è sottolineato l’abaco ricurvo, unico - reiterato - segno in pietra nei primi tre dadi del campanile, insieme alla modanatura a gola diritta che conclude superiormente le trabeazioni.(Maria Teresa Sambin de Norcen)
SEGUI IL RESTO DELL’APPROFONDIMENTO SULLA APP

Hai già la nostra APP? Scaricala ora!