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Abside del Duomo di Ferrara

Il duomo di Ferrara come si presenta oggi costituisce uno straordinario palinsesto architettonico

Il duomo di Ferrara come si presenta oggi costituisce uno straordinario palinsesto generato dagli incisivi interventi che si sono susseguiti nel corso dei secoli sulla cattedrale romanica, costruita attorno al 1135 a sostituzione dell’antico duomo sulla sponda meridionale del Po.La demolizione della vecchia abside medievale, di cui non conosciamo con precisione la forma, fu decisa da Ercole I d’Este nel 1498, nell’ambito di una campagna senza precedenti di ristrutturazione e nuova edificazione dell’architettura sacra cittadina. L’anno successivo i lavori edili erano già terminati e si procedeva ad appaltare gli affreschi.
L’abside - opera documentata di Biagio Rossetti - è considerata il suo capolavoro. Il netto volume in cotto, originariamente intonacato, è scandito da un doppio ordine di archi su lesene, memore delle absidi romaniche ad arcate sovrapposte, con i capitelli lapidei di ispirazione veneziana. Entrambi i livelli sono conclusi da ricchi cornicioni, in terracotta lavorata a stampo secondo la consuetudine ferrarese.
Gli attuali affreschi della calotta absidale, di chiara ispirazione michelangiolesca, sono di mano del Bastianino e rappresentano il Giudizio universale (1577-1580).
A partire dal 1494 Ercole d’Este avviò un’ampia campagna di rivisitazione dello spazio liturgico ferrarese, attuata tramite il rifacimento della cappella maggiore di numerose chiese. Le absidi di San Domenico, San Nicolò, Santa Maria degli Angeli, Sant’Andrea, Santa Maria dei Servi, Santa Maria della Rosa vennero demolite e ricostruite in forma maggiore; furono abbattuti i tramezzi che separavano lo spazio riservato al clero da quello destinato ai fedeli, mentre gli stalli del coro che si trovavano davanti all’altare vennero arretrati nella curva delle nuove absidi, adattando, se possibile, i vecchi arredi, in caso contrario commissionandone di nuovi. La navata veniva così liberata e l’altare risultava ben visibile a tutti. È probabile che il riferimento per tali interventi fosse San Pietro a Roma, dove, alla metà del secolo, Bernardo Rossellino aveva costruito, su commissione di papa Nicolò V, una nuova abside di dimensioni assai maggiori rispetto a quella costantiniana, per ospitare il trono papale e gli stalli della curia pontificia.
In tale contesto va collocato il rifacimento dell’abside del duomo, intrapreso nel 1498 e finanziato dal duca. Venne demolito il tramezzo su cui si ergevano le statue bronzee di Cristo crocefisso, la Vergine e i santi Giovanni, Giorgio e Maurelio, rimosso il coro dei canonici che si trovava nella navata e abbassata la quota del pavimento, precedentemente innalzato su dieci gradini. I lavori procedettero speditamente se già il 21 marzo dell’anno successivo Biagio Rossetti, cui la fabbrica era stata affidata nella sua globalità, venne incaricato di appaltare i lavori di pittura: l’architetto si impegnò a far dipingere nove figure a finto mosaico su fondo oro da Lorenzo Costa, Nicolò da Pisa e da un pittore modenese il cui nome non è precisato; stimatore dell’opera fu nominato Andrea Mantegna. (Maria Teresa Sambin de Norcen)
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